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Terme: Revisione Legge 323, le proposte di Ancot e Federterme

A Roma la tavola rotonda promossa da Ancot e Federterme

 

Territorialità, prevenzione e riabilitazione: sono questi i tre ruoli-chiave che, secondo il Ministro della Sanità, Ferruccio Fazio, il termalismo è chiamato a giocare all’interno del sistema sanitario nazionale. “Pensiamo – ha chiarito Fazio - alla situazione demografica epidemiologica italiana in cui il 40% dei ricoveri sono di pazienti over cinquanta”. In molti casi si tratta di riacutizzazione di malattie croniche o di interventi di riabilitazione, per i quali il sistema termale potrebbe  fornire una valida alternativa.   “Abbiamo fatto la settimana scorsa un incontro con l’INAIL – chiarisce Fazio - al fine di verificare la possibilità di trattamenti riabilitativi presso stabilimenti termali”.
L’analisi sulle potenzialità delle cure termali e la legislazione attualmente vigente sul settore è stata al centro della tavola rotonda promossa l’8 luglio da Ancot (Associazione Nazionale Comuni Termali) e da Federterme (la sigla confindustriale che rappresenta il 90% delle imprese del settore), presso la Camera dei Deputati a Roma. Focus dell’incontro:  la legge 323/2000 di riordino del sistema termale e l’opportunità di una sua revisione.
La piena attuazione della legge, a dieci anni dalla sua pubblicazione, è da tempo uno degli obiettivi dichiarati del mondo imprenditoriale e politico che ruota attorno al settore. Molti infatti sono gli interventi previsti dalla legge ma rimasti ad oggi irrealizzati: l’istituzione di un Marchio di Qualità Termale, un rapporto più stretto con l’Enit-Agenzia Nazionale del Turismo per la promozione internazionale del settore e la formazione di operatori qualificati nel campo del termalismo. “Interventi prioritari e quasi a costo zero”, sottolinea Massimo Tedeschi, Presidente Ancot.
Il Riordino, però, dei benefici per il sistema li ha già portati. “Ha rafforzato infatti in materia di termalismo e di medicina termale strumenti di collaborazione pubblico-privato che si sono rivelati concreti ed efficaci”, spiega Costanzo Jannotti Pecci, Presidente Federterme.
E se dal mondo imprenditoriale la richiesta non è quella di ottenere fondi aggiuntivi, eventuali investimenti potrebbero tuttavia rappresentare un vantaggio per il sistema.  “Si consideri anche – chiarisce Fabio Sturani, Segretario Generale Federsanità-Anci – che ogni euro investito in prevenzione rappresenta 6 euro di risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale”. Anche se, per il momento, rivela Gabriella Carlucci, membro della VII Commissione Camera dei Deputati Cultura, Scienza e Istruzione, solo l’1% del bilancio del SSN viene destinato al termalismo.
Che fare? Un volano di rilancio, secondo Federterme e Ancot, potrebbe essere rappresentato dalla ricerca scientifica. Chiarire e definire  il ruolo che le acque svolgono all’interno di percorsi di riabilitazione e prevenzione, come previsto dalla 323,consentirebbe infatti al SSN di delegare con maggiore facilità parte delle proprie funzioni agli operatori accreditati del settore. Per garantire, però, elevati standard di qualità, occorre allora investire in specializzazioni in medicina termale e istituire qualifiche specifiche per gli operatori. Accompagnati da regole chiare e più semplici per l’apertura e l’esercizio degli stabilimenti, al posto dell’attuale farraginosità delle normative vigenti.
Una nuova strada per il termalismo è possibile? Ancot e Federterme se ne dicono convinti. Molto dipenderà, però, da se e in che tempi il Sistema Italia sarà in grado di mettere in campo gli interventi necessari per attuarne il rilancio.

 

Daniele Di Giovanni

 

(09/07/2010)

 

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