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I dati statistici non riflettono l’economia turistica reale

 

Nel corso del 2008 l’andamento turistico si è rilevato migliore di quello pronosticato. Infatti, non si è registrato il temuto –10% stimato prima dell’inizio del periodo estivo, ma il calo delle presenze si è attestato all’1,9% e gli arrivi al 2%. Per gli stranieri il calo è stato più significativo con un -4,1% di presenze e un -4,4% negli arrivi, mentre per la clientela nazionale la relativa diminuzione è stata, sia per le presenze che per gli arrivi, dello -0,1%. I dati sono stati comunicati dal prof. Emilio Becheri, direttore dell’istituto di ricerca Mercury. Le stime rilevano come il settore turistico abbia tenuto più di altre attività produttive poiché è ormai considerato un bene irrinunciabile di prima necessità e non più una luxury. Coloro, infatti, che possono permettersi una vacanza ogni anno sono il 57,5% della popolazione, mentre il 15% se la permette ogni due o tre anni. Inoltre in mancanza di spese consistenti, come l’acquisto di un’auto, le disponibilità finanziare sono spese in beni facilmente abbordabili e di non elevato importo, come, le vacanze, i libri, l'arredo e il benessere, che insieme costituiscono un comparto definito delle ''comodità necessarie''.

Fra le varie tipologie turistiche, quello che ha risentito maggiormente del calo dei turisti è quello delle città d’arte e d’affari con un - 4,2% delle presenze, determinata da un calo del 5,8% di quelle straniere e dell’1,9% di quelle italiane. In particolare, hanno registrato le maggiori perdite le città del Mezzogiorno a causa dell’effetto Napoli, e quelle del Centro dove è maggiore l’incidenza delle città d’arte. Per il comparto balneare tiene il Nord-Est, che conferma il dato dell’anno precedente, mentre il Mezzogiorno rileva nuovamente la maggiore diminuzione, seguito dal Nord Ovest. Gli stranieri che frequentano le località balneari del Centro Nord sembrano avere risentito meno della crisi economica in corso, mentre nel Mezzogiorno i cali sono intorno al 4%. Segnali positivi dalla nautica da diporto, in particolare le crociere che, nell’ultimo quinquennio, hanno più che raddoppiato il numero dei fruitori nazionali, raggiungendo, nel 2008, le 750 mila unità. Anche il turismo montano ha fatto registrare risultati positivi grazie al favorevole andamento climatico estivo e invernale. In calo, invece, il movimento delle località termali soprattutto della componente straniera. Emblematico il caso delle storiche stazioni termali come Montecatini o Fiuggi, che hanno visto una forte diminuzione delle cure termali assistite dal Servizio Sanitario nazionale, mentre si è verificato un grande sviluppo delle prestazioni benessere spinto dalla sempre maggiore attenzione che si pone alle cure del corpo degli ultimi anni. Questo comparto ha, infatti, registrato un aumento del 2% nel 2008. Tre le strutture ricettive, per gli alberghi si rileva una diminuzione di circa il 3,2%, mentre per l’extralberghiero un leggero incremento dello 0,3%. In particolare, si registra un calo del 3% del tasso di occupazione delle camere e del 5% del ricavo medio per camera occupata a causa dei prezzi più bassi. Situazione critica per gli hotel a 4 e 5 stelle, tradizionalmente utilizzati dalla clientela business e, in particolare, dai vacanzieri americani; questi ultimi sono mancati in una misura superiore al 15%.

Questi dati rappresentativi di una situazione in generale negativa, seppur non drammatica come le previsioni, non rispecchiano le statistiche degli studi di settore. Secondo il rapporto 2008 del World Tourism Travel Counsil, che analizza il trend decennale del comparto turistico, il settore ha prodotto il 9,7% del Pil nazionale (pari a 155,5 miliardi di euro) e nel giro di 10 anni è destinato a crescere al 10,1%, pari a un valore di 238,9 miliardi di euro. La crescita del Pil di settore che, nel 2008 si è attestata allo 0,2%, è destinata ad aumentare fino al 2018 con una media dell’1,8% l'anno. In crescita anche gli addetti che attualmente risultano essere 2.491.000 (il 10,8% del totale) mentre nel 2018 si raggiungerà quota 2.612.000, pari all'11,6% del totale. Per quanto riguarda l'occupazione, in particolare, l'industria diretta di settore nel 2008 dà lavoro a 1.006.000 persone (pari al 4,4% del totale degli occupati) e rappresenta il 4% del Pil nazionale (pari a 65 miliardi di euro). Nel 2018 diventeranno 1.067.000, pari al 4,7% del totale degli occupati.

Rossella Strazzeri

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