13 giugno 2007
Il "modello Sardegna" per un turismo sostenibile
Qual è il modello piuù virtuoso di sviluppo turistico? Quali città o regioni hanno saputo coniugare lo sviluppo di questa grande industria con la tutela dei valori del territorio e dell’ambiente, rispettando il principio della sostenibilità e della sicurezza degli ospiti? Sono temi ormai all’ordine del giorno del dibattito sul turismo e sono diversi i criteri che possono essere adottati per stabilire quali sono le aree più meritevoli di essere imitate.
La teoria del ciclo di vita delle località turistica indica che nessun sito è al riparo da possibili crisi perché il fenomeno turistico è estremamente esposto a fattori vari: di natura esogena, come guerre e terrorismo, e di natura endogena, come il degrado ambientale, le varie forme di inquinamento, le tensioni sociali, il logoramento dell’immagine ecc.
Negli ultimi tempi si è parlato molto di “modello Roma” per indicare un sistema che ha puntato soprattutto sull’incremento dell’offerta culturale e degli eventi, determinando tassi di crescita anche a due cifre. In effetti, i dati degli ultimi anni sembrano dare ragione a questa strategia grazie alla quale oggi la Capitale è tra le più gettonate dal mercato mondiale dei viaggi.
Si è obiettato però che lo sviluppo del turismo è causa di un rilevante impatto sulla città dal punto di vista ambientale e di una fortissima pressione sui servizi fondamentali che toccano la qualità vita dei turisti e dei residenti, dalla mobilità urbana, al verde, al decoro, all’igiene ecc. Un modello per essere tale deve saper contemperare i tassi di crescita numerici della domanda con il progresso qualitativo dell’ambiente turistico.
Oggi si parla anche di un altro modello, quello della Sardegna. La “via sarda” allo sviluppo turistico è orientata verso obiettivi molto ambiziosi. Il governo regionale ha deciso di porre forti limiti all’uso indiscriminato delle risorse costiere che sono la materia prima dell’isola. Ha avviato una politica fiscale che incide sul “consumo” delle risorse naturali, con la previsione di forme di tassazione a carico di coloro che costruiscono ville e giungono via mare e per via aerea con mezzi privati.
Dunque, una sorta di imposta ambientale che tende a dare alla regione le risorse finanziarie per realizzare una rigorosa politica turistica fondata sulla sostenibilità e sull’uso non dissipatorio dei beni.
Il turismo, quindi, che spesso lascia solo le briciole alle realtà locali, diventa anche una fonte di finanziamento della spesa pubblica, consentendo di realizzare obiettivi di interesse generale oltre che a favore dei turisti esterni, con un approccio che accresce la sensibilità collettiva verso le sue esigenze.
Ma un altro dato significativo, e anch’esso innovativo, è quello che la regione ha messo in campo a proposito di lotta agli sprechi ed ai costi della politica. Anche nell’organizzazione del turismo esistono sacche di sprechi e di spesa non produttiva. La regione ha deciso di eliminare tutta una serie di enti e organismi dipendenti di scarsa o nessuna utilità, mettendoli in liquidazione. Vi rientrano l’ESIT, ente sardo industrie turistiche, la cui storia è illuminante come operatore pubblico del settore, 4 enti provinciali del turismo, 8 aziende di soggiorno.
E una via al turismo fatta di tagli, di partecipazione dei consumatori ai costi del suo sviluppo, di strategie per tutela una materia prima che è il più grande giacimento economico dell’isola.
Un’accurata indagine sui modelli più virtuosi ci porterebbe ad analizzare molte altre esperienze, come quella delle Baleari, della Languedoc Roussillon e di altre aree di recente sviluppo o che stanno venendo alla luce, del Mediterraneo, degli Emirati arabi, dei Caraibi, ma anche di casa nostra. E forse questo confronto è auspicabile perché il “modello ideale”, come una città ideale, non esiste, ma si può però tracciare una tavola di valori e indicizzare con precisi coefficienti gli aspetti essenziali della valorizzazione di un territorio che sono coerenti con i principi della sostenibilità, della qualità, della sicurezza, della preservazione delle risorse per il futuro.
Gabriele Stabile


