6 febbraio 2007
Stato-Regioni: d'accordo sui fondi al turismo non sul Dipartimento
Gli stanziamenti della Finanziaria 2007 per il turismo ammontano a 110 milioni di euro. E’ un passo in avanti rispetto al passato. Se si tiene conto che il turismo rappresenta il 10% dei consumi interni e il 5% del valore aggiunto e genera un fatturato 2,5 volte più grande di quello “agricolo-alimentare” e 4,5 volte quello del “tessile, abbigliamento, pelli e calzature”, non siamo certamente a cifre proporzionate. Se poi consideriamo che da gennaio a novembre l’Italia ha incassato 29,69 miliardi di euro grazie all’apporto valutario degli ospiti stranieri (il 6,6% in piu), l’investimento dello Stato nel turismo rappresenta davvero un’inezia. Comunque, il miglioramento c’è e si tradurrà in un più consistente finanziamento pari a 50 milioni per la promozione all’estero, affidata alla nuova Agenzia nazionale del turismo, cogestita dalle regioni, e in altri incentivi per 48 milioni alle imprese turistiche e per 10 milioni destinati ai progetti interregionali turistici.
Inoltre, 2 milioni di euro sono assegnati all’istituzione dell’Osservatorio nazionale del turismo.
Nel corso della riunione della Conferenza delle Regioni, che ha dato il via libera ai decreti relativi all’assegnazione delle risorse per il turismo della Finanziaria 2007, sono emerse alcune prese di posizione che confermano il ruolo attivo che le regioni vogliono svolgere nel settore, a tutela delle loro prerogative costituzionali
Il coordinatore degli assessori regionali al turismo, Enrico Paolini, ha comunicato che all’interno dei decreti ministeriali è stato inserito un comitato di valutazione paritetico che dovrà valutare i progetti da finanziare che potranno essere presentati dalle regioni o dai privati, d’intesa con le regioni. E’ la rivendicazione di un ruolo regionale che garantirà una gestione dei fondi dello Stato nel rispetto delle loro competenze in materia.
Ma dove le regioni hanno confermato che intendono veder rispettato il loro ruolo è soprattutto sul punto relativo alla costituzione di un mega-dipartimento del turismo, strutturato e articolato in modo da rappresentare una sorta di struttura neo- ministeriale centralistica. Le regioni si sono espresse contro tale ipotesi, che era stata oggetto di un confronto tra il Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Besso, e il ministro degli affari regionali, Linda Lanzillotta, di cui ricordiamo il forte intervento alla recente Conferenza italiana sul turismo di Pescara sui temi del regionalismo.
Bisognerebbe sancire attraverso un nuovo referendum il ripristino di un neo ministero del turismo, invocato da alcuni settori del mondo imprenditoriale ma poi superato dalla delega al ministro dei beni culturali della materia.
Nei giorni scorsi la Commissione attività produttive della Camera dei Deputati aveva deciso di avviare un’indagine conoscitiva sulla legislazione nazionale del turismo. Non è la prima né sarà l’ultima. Purchè sia utile a mettere la parola fine sui problemi irrisolti del rapporto tra Stato e regioni in materia di turismo. Che lo Stato faccia la sua parte sono tutti d’accordo. E l’aumento dello stanziamento nella Finanziaria 2007 è stato ben accolto. Altro è il problema, invece, dei poteri costituzionali. Sono passati 36 anni dall’avvento delle regioni. Lo Stato ha modificato la sua presenza in questo campo più volte, soprattutto in seguito al referendum abrogativo del Ministero del turismo. Vogliamo diventare finalmente europei? Chiudiamo questo lungo e stucchevole confronto e contenzioso,diamo stabilità al sistema, il precedente è durato piu’ di 25 anni.
Il CNEL ha osservato in un suo recente studio che "il turismo è una risorsa dell’economia" e vorrebbe indire una nuova conferenza con il governo e le regioni sul settore.
L’EURISPES ci avverte che il fenomeno dei voli low cost sta rivoluzionando il mondo dei viaggi e Internet cambia radicalmente il modello dei consumi turistici. Insomma, sembrano confrontarsi due strade: quella del”fare” cose concrete che siano al passo con i grandi scenari di cambiamento e quella del rimettere in discussione. Con chi stare?
Gabriele Stabile


