19 dicembre 2006
Un modello Lazio per lo sviluppo turistico
Intervista a Domenico Di Resta, Presidente della Commissione regionale sul Turismo
Tratta da "Roma&Lazio, Il turismo in cifre" n°5/2006
Il titolo della proposta di legge è «Organizzazione del sistema turistico laziale». In realtà, è qualcosa di più. È una vera e propria legge di programmazione, di indirizzo e di organizzazione del turismo regionale. Nei suoi 63 articoli prevede un quadro normativo volto a dettare una serie di linee guida in materia turistica, a coordinare una serie di norme e principi che derivano anche dal diritto comunitario e dalla legislazione nazionale che nel turismo si è innovata per effetto della riforma del titolo V della Costituzione.
Una legge complessa, dunque. Ha suscitato molte aspettative nel mondo turistico regionale che attende la sua approvazione rapida, non appena sarà licenziata dalla XV Commissione consiliare competente, presieduta da Domenico Di Resta, che è impegnato non poco per dotare il Lazio di uno strumento efficace, di tutela, valorizzazione e promozione delle grandi risorse turistiche. Abbiamo chiesto al presidente della Commissione regionale sul turismo, Domenico Di Resta di chiarirci quali siano i punti salienti della normativa.
Quali sono gli obiettivi di fondo della legge?
«Il turismo è un grande motore dell’economia regionale. puntiamo a realizzare un modello di sviluppo di un comparto così importante che lo renda ancora più moderno e dinamico, perché ciò significa crescita del PIL turistico, più posti di lavoro, potenziamento della competitività del sistema e migliore qualità della vita non solo dei turisti ma anche dei residenti, se l’ambiente viene tutelato e curato per accrescerne la vocazione turistica.
Il ruolo primario della Regione è la programmazione. Con la nuova legge potremo finalmente impostare una strategia efficace per orientare e pilotare lo sviluppo del settore».
In che modo la legge risponde a questa esigenza di promuovere un modello turistico del Lazio?
«Attraverso l’adozione del piano turistico regionale che significa fissare obiettivi di sviluppo, indicare gli strumenti per realizzarli e ripartire le risorse necessarie per conseguirli. l piano turistico coinvolge tutti i soggetti impegnati nello sviluppo turistico, regione, enti locali, parti economiche e sociali. a una durata triennale ed è approvato dal Consiglio regionale.
Con il piano avremo finalmente un quadro chiaro di come vogliamo promuovere lo sviluppo turistico, delle scelte territoriali, degli obiettivi prioritari, delle risorse da mettere in campo. Sarà il frutto di una grande concertazione e non avremo così un turismo affidato soltanto agli assessori del ramo, ma coordinato con tutte le politiche che incidono sulla sua espansione e sulla sua qualità».
L’organizzazione turistica è un punto centrale della legge. Come si articolerà?
«Si articola su due livelli, uno regionale e l’altro locale. Al primo livello opererà l’Agenzia Nazionale per la promozione turistica regionale, al secondo i sistemi turistici e gli enti locali, province e comuni. All’Agenzia compete la promozione turistica all’Italia e all’estero, mentre i sistemi turistici locali saranno l’ambito per la programmazione integrata, dovranno cioè realizzare progetti per valorizzare la vocazione turistica dei territori, mediante politiche infrastrutturali, di sostegno e riqualificazione delle imprese e interventi per favorire l’innovazione tecnologica e per il sostegno della qualità».
In questo quadro come si collocano le province e i comuni?
«Alle province spetta il compito di organizzare specifici piani per l’organizzazione di servizi di informazione e di accoglienza turistica, denominati Iat. Anche il Comune di Roma è investito di questa funzione. Aggiungo anche che sarà valorizzata la funzione che le pro-loco svolgono sul territorio e che vede associate istituzioni pubbliche e private.
In conclusione, la Regione garantirà la tutela delle risorse turistiche e una seria regolamentazione dello sviluppo del settore, mentre spetta alle province di impegnarsi per organizzare un “prodotto” turistico competitivo e mettere così in condizione l’agenzia regionale di promozione di disporre di un grande marchio turistico regionale e di un catalogo di offerta di prodotti maturi e di eccellenza, rappresentativi di tutta l’offerta regionale».
Il modello turistico Lazio si può comprendere nelle parole programmazione, prodotti innovativi e competitivi, qualità dell’offerta.
«È una sintesi efficace. È un modello che integra le varie vocazioni del territorio -culturale, balneare, termale, enogastronomica, congressuale, ecc- e coordina le politiche regionali in modo che abbiano come oggetto la disciplina delle aree demaniali e la tutela dell’ambiente, il potenziamento delle infrastrutture e dei servizi e il sostegno alla formazione umana, attraverso una Scuola di alta formazione turistica».
C’è poi il capitolo sulle imprese turistiche e sull’attività ricettiva che sono oggetto di una nuova disciplina.
«È un capitolo importante per la disciplina degli esercizi ricettivi e delle agenzie di viaggi, rispetto alla quale le province e i comuni sono investiti di precisi compiti per controllare l’esercizio dell’attività e il suo svolgimento regolare. Altre norme riguardano l’associazionismo senza fine di lucro che è disciplinato in modo da evitare abusi e irregolarità, sanciti con apposite sanzioni. Vengono anche definiti i criteri e le norme sulle varie tipologie di opere nell’ambito del demanio marittimo».
Ma oltre alle imprese, al centro c’è anche il consumatore turistico.
«Si, la Regione sostiene le attività per la tutela dei diritti del turista e adotta la “Carta del turista” per garantire agli ospiti una piena assistenza informativa, anche sui suoi diritti.
Vorrei infine rilevare che con la nuova legge saranno abrogate o modificate molte leggi precedenti e ciò garantisce una semplificazione normativa e amministrativa efficace a vantaggio degli operatori del settore».
Il metodo della concertazione che ispira la legge dà voce anche ad organismi come gli Ebt
«Certamente. Non soltanto dà loro voce, ma li rende anche partecipi di varie fasi dell’impegno regionale, sul piano della qualificazione delle imprese, della formazione, della stabilizzazione e qualificazione del lavoro,delle statistiche, e su altri punti rispetto ai quali il contributo degli enti bilaterali è importante per la loro forte rappresentatività nel campo imprenditoriale e sindacale».


