9 ottobre 2006
Imposta di soggiorno: Regioni contro, meglio la city tax
Le proposte della Finanziaria per introdurre un’imposta di soggiorno a favore dei comuni sono state respinte dalla gran parte delle Regioni e dai loro amministratori turistici.
Ma quali sono le accuse che vengono fatte contro il provvedimento previsto all’art.9 del ddl approvato dal Governo?
Ne enumeriamo alcune, considerate le più importanti:
- il contributo di soggiorno è incostituzionale perché il provvedimento invade una competenza primaria delle Regioni qual è quella del turismo
- l’applicazione della tassa è finalizzata a colpire soltanto gli utenti di alcuni esercizi ricettivi come quelli alberghieri ed extralberghieri che dovrebbero così gravarsi di un costo differenziale rispetto ad altre strutture e servizi turistici
- l’applicazione della nuova tassa finirebbe per indurre gli operatori turistici interessati a rivalersi sui prezzi, a danno della competitività del settore
- i comuni sarebbero chiamati ad adottare provvedimenti per l’applicazione del contributo che potrebbe avere come effetto una diversità di soluzioni provocando in tal modo una disomogeneità di situazioni da comune a comune
- il contributo di soggiorno sarebbe applicato sulle presenze degli ospiti e non sugli arrivi determinando in tal modo un aggravio dei costi della vacanza
- il gettito del contributo sarebbe finalizzato a interventi di manutenzione urbana e di valorizzazione dei centri storici, esigenza che può essere diversa per ogni comune
Se queste sono alcune delle principali ragioni opposte all’introduzione del contributo d’ingresso e di soggiorno dei comuni, gli amministratori regionali non sono del tutto contrari alla tassa di scopo. Essa permetterebbe di essere finalizzata al pagamento dell’arrivo in una città come hanno già fatto molte città nel mondo introducendo la city tax.
Tale imposizione consentirebbe di spalmare il costo per i servizi turistici e per la tutela dell’ambiente su una vasta superficie di persone che arrivano in una città, producendo un beneficio collettivo e non gravando su singole categorie di utenza o di erogatori di servizi privati.
Secondo alcuni amministratori si potrebbe ipotizzare un’imposta di soggiorno per gli utenti delle seconde case o per gli escursionisti, mentre, per quanto riguarda la destinazione dei proventi, si dovrebbero prendere in considerazione tutte le tipologie di servizi di accoglienza, in modo da accrescere e qualificare l’ospitalità locale.
I pro e i contro tra i sostenitori della city tax e coloro che sono contrari ad ogni nuova forma impositiva sul turista o sugli operatori del settore accenderanno sicuramente lo scontro in sede parlamentare.
Del resto, la diatriba sull’imposta di soggiorno è durata molti anni prima della sua abolizione, dovuta anche al discutibile criterio di ripartizione dei proventi che finivano solo in parte al turismo, finanziando persino enti di carattere sociale.
Una cosa è certa. Questo modo di procedere all’italiana, fatto di confusione e di polemiche spaventa non poco i turisti e gli operatori di viaggi stranieri che sommergono gli uffici dell’ENIT all’estero di richieste di chiarimenti. E cosa potranno rispondere i dirigenti dell’ENIT, diventato Agenzia Nazionale del Turismo, in attesa di decollo?
Ancora una volta si seminano un’immagine dell’Italia un pò arruffona che lascia intravedere un sistema di trattamento dei turisti difforme non solo da regione a regione – vedi la classificazione alberghiera- ma persino da città a città.
Già l’ADCA, il potente Automobile Club tedesco, ha fatto sentire la sua voce in rappresentanza di milioni di iscritti.
Dopo la grande confusione generata dal problema dei ticket ed in particolare di quello sui pulman e dalla questione delle guide turistiche non riconosciute, adesso è l’ora dei nuovi, ipotetici balzelli.
Diceva il ministro del turismo Rutelli che l’Italia deve tornare a vincere i campionati del mondo del turismo. Cominciamo da qui, dal dare un’immagine “turistica” e non antituristica, facciamo come fanno gli altri che non esportano le loro beghe interne con tanto clamore, decidendo quel che c’è da decidere in modo il più possibile sommesso. Perché spesso è capitato che abbiamo fatto tanto rumore per nulla. Anche se questa volta qualcosa in materia di imposta di soggiorno o di tassa di scopo dovrebbe venire fuori.
Gabriele Stabile


